ti amo. maledico questa radice e il corpo da cui beve

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giovedì, 03 dicembre 2009



Solo io.

Io sono un ombra
e tu..
Tu sei il sole.

Così mi manchi..

Sole rispondimi.

Postato da: elisabethbennet a 19:25 | link | commenti

mercoledì, 02 dicembre 2009

Provo a difendermi come posso.
Mettendo in mezzo a noi un domino di fame e sete e sonno. Di dialoghi spiacevoli di cui mi pento subito. Di giorni che passano a cercare chirurghi e infemieri, e il pensiero che va a Natale, e il pensiero che si mangia l’aria nei polmoni.
Volevo chiamarti l’altra sera, ma poi non sapevo cosa dirti, per non rischiare di farmi ferire ancora.
Ora che ho così poche certezze.
Ora che so soltanto che io mi aspetterò sempre. Mentre tu non mi hai ancora chiesto quando torno.
(Per questo. Provo a difendermi come posso.)

Postato da: elisabethbennet a 17:15 | link | commenti

.epilessia.Emotiva[parte Ennesima]

Certi periodi sono propri infami. E certi detti sono proprio azzeccati. Odio i proverbi ma mai, mai ho provato sulla mia pelle il detto PIOVE.SEMPRE.SUL.BAGNATO. Mi si è rotto il cellulare (a cui tenevo un sacco). Mi si è rotta la macchina (a cui tenevo molto di più). Tutto questo nel giro di sei giorni. Sono arrabbiata. stanca. se sento qualcun altro che dice cose tipo Passerà, non so proprio che farò. E se sento pure qualcun altro dire che gli amici si vedono nel momento del bisogno, lo prendo a pugni. Nel bisogno, la gente si dilegua. Eccezion fatta per i bignè al cioccolato di V. eccezion fatta per V, che questa settimana attraversa crisi di nervoso equivalenti alle mie ma su piani diversi. Sfiga chiama sfiga. Merda chiama merda. E i miei pensieri più neri e più negativi stanno sbucando fuori. Tutti, come funghi. Che poi se c’è una cosa che proprio mi fa vomitare, sono i funghi. Viscidi. Fanculo all’ottimismo che solo due giorni fa mi diceva di fottermene e di puntare sull’essere felice. Quello spirito beato e new age che si era impossessato di me, se n’è andato.
E mi dispiace non dirti nulla al telefono, mentre cerchiamo di parlare dei gusti di pizza. Tanto per sviare.
E mi dispiace zittirmi pure con te. Che mi chiedi che c’è. Che ti devo dire, penso. La ripetizione delle nostre dinamiche interiori a volte mi logora. In momenti come questo. In cui non mi basta, un passerà. Non mi basta un --a tutto c’è una soluzione--.
anche se li accetto e sono pronta a subirli tutti, i nostri effetti collaterali. perché credo ne valga la pena.
Ma.

Voglio la soluzione.
Voglio la pratica.
voglio finirla, di essere quella che guarda e aspetta.
che la situazione passi.

1-BREE

Postato da: elisabethbennet a 09:35 | link | commenti

martedì, 01 dicembre 2009

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Postato da: elisabethbennet a 14:55 | link | commenti (1)

Mi arrendo all’evidenza.
E abbandonono tutti i piani. A, bi e ci.
Il controllo è un lusso per pochi. Io mi sono sempre dovuta accontentare di qualcosa.
Anche stanotte. Come ieri e ieri l’altro ancora.
Ecco. E’ meglio che torni a giocare con i burattini, prima di finire all’inferno, e a vivere nella mente di una bambina che nell’ultima scena nuota in una piscina con un costumino rosso.

Postato da: elisabethbennet a 14:53 | link | commenti (1)

lunedì, 30 novembre 2009

a.moment.a.love.a dream.a.laugh.a.kiss.a.cry.our.rights.our.wrongs.

riscopro il valore delle piccole cose. riuscire a fare una doccia autonomamente mi sembra la conquista del secolo. come pensare a te senza dolore né rabbia, ma con affetto. forse quei Dove hanno portato da qualche parte, dopotutto.
mentre guardo una tua foto sul web, e quasi mi sembri star bene. mi chiedo che fine ho fatto io, per te.
ma è una domanda che dura poco. certe cose sono passate.
d’altronde lo diceva mio zio oggi a pranzo, time flies.
e forse è arrivato il momento di essere semplicemente felici.
Si (20)

Postato da: elisabethbennet a 10:18 | link | commenti

giovedì, 26 novembre 2009



Marry me Juliet

Postato da: elisabethbennet a 16:19 | link | commenti

ma.infondo.io.sto.bene.qua.tra.le.reti.del.mio.circo.che.non.va.

[infondo io sto bene qua,
trovando in quel che sono
un po’di libertà]

i weekend che iniziano in ritardissimo, ordinando bicchieri di adolescenza col ghiaccio. restando seduti a chiacchierare come le pettegole della domenica mattina. la nostra sete di gossip. e il mio braccio desto a casa con la febbre alta.
dieci anni dopo e ci troviamo sempre lì. sempre in pista. cambia solo la birra, penso. e la consapevolezza con un misto di delusioni e disillusioni in più. così mi prometti di portarmi al mare d’inverno, e torno a casa con i pensieri al gusto di sale, che si riversano sulle guance e tra le lenzuola. le mie palpebre arrossate. e tu, che mi rimbocchi le coperte. che mi addormento tardissimo e alla mattina mi viene da sorridere, era un solo un brutto sogno, mi dico, ricevendo posta zuccherata.
e mi trovo per aperitivi che durano fino a tarda serata. che ci guardano come fossimo due alcolizzati. e che ridiamo, pensando ai miei cambiamenti. mi sono sbranata, dico. le emozioni e le attrazioni.
la voglia, di avere qualcuno che ti piace. io, che non so cosa voglio, invece. persa, tra lo sragionamento e l’estasi. mi confondo tra le strade di milano. ho una bussola con la stella polare a sud, a quanto pare. e pensiamo ai modi di manifestarsi della mancata confidenza. a come è brutto, capire quando non c’è niente. proprio niente.
a come è bello, però, capire una volta in più, quanto si possa stare bene insieme.
grazie per la serata a te, la prossima volta andiamo al circo. allo spettacolo di mezzanotte, ovvio.



Postato da: elisabethbennet a 16:12 | link | commenti

giovedì, 19 novembre 2009



Io amo questa canzone

Postato da: elisabethbennet a 09:19 | link | commenti

Ho.cuore.ed.anima.altrove.ora.
[farfalle]

E mio padre parla con chi piange, al telefono. Le rassicurazioni al gusto di anestesia e neon.
E mia sorella che fa sempre finta di nulla, mentre l’altra apre la mente alla medicina cinese.
Mia madre mette legna sul fuoco ed io ti dico che l’orario 7e30-8 di mattina sta diventando troppo ansiogeno. Così tanto che poi mi capita di cadere in coma, dopo. Sogno guerre e disastri nucleari.
La drammaticità dei miei mondi onirici. E le serate di torte salate, di pance piene e organizzazioni di primi compleanni.
A volte, mi manca l’aria.
Si tratta di me. Solo di me. Forse per la prima volta, come non mai. Al primo posto della mia vita ci sono io. Io, con le mie contraddizioni. Io, con la voglia di stare bene. E in qualche modo, scopro di stare bene, con me stessa. E in qualche modo, scopro di bastarmi. Mi sembra una conquista, quasi.
Te con te. Me con me. Te con chi. Chi con te. Me, con chi.
Che i destini possibili li tengo tutti qui, tra le dita.
Mentre la notte atomica continua a rimboccarmi le palpebre.
E lì sì, che respiro.

BetceeMay7__Bamboo_Floor__183_by_ph

Postato da: elisabethbennet a 09:11 | link | commenti